Bentrovati amici e benvenuti a Firenze: siamo nella città d’arte per eccellenza, e non solo quella medioevale, quella Rinascimentale o quella barocca che siete abiatuati a conoscere, ma anche quella contemporanea, dal momento che, proprio in questo periodo, la nostra città ospita la mostra di Marina Abramović. L’artista di origine serba e di fama mondiale, è certamente una delle personalità più note e controverse degli ultimi anni ed è infatti motivo di grande vanto, averla come ospite dal 21 Settembre scorso, fino al 20 gennaio del 2019, con una sua retrospettiva dal titolo “The Cleaner” in uno degli spazi più prestigiosi della nostra città, Palazzo Strozzi.

Disegni, video, foto, installazioni, le sue esecuzuioni “live”, questa mostra – fortemente voluta dalla Fondazione Palazzo Strozzi – arriva dopo quelle di Ai Weiwei e di Bill Viola (che vi presentai a suo tempo, ndr) proprio per consacrare questo spazio come uno dei più importanti centri per l’arte contemporanea, ma a differenza dei suoi predecessori, Marina è la prima donna a cui viene dedicato questo spazio: “Sono onorata di essere la prima, ma spero che dopo di me ne seguiranno tante altre di artiste, italiane e internazionali”, ha dichiarato la Abramovic durante la conferenza stampa.

Nata a Belgrado nel 1946, è qui che esordisce da pittrice prima figurativa e poi astratta. Marina Abramović, da anni ha rivoluzionato il concetto di arte, con le sue installazioni e con quelle sue esecuzioni dal vivo in cui mette alla prova anche il proprio corpo. Con questa mostra “fiorentina”, l’artista vuole offrire una sorta di viaggio attraverso più di 100 opere, tra le più note e rappresentative dei 40 anni della sua carriera, comprese le performances più celebri, messe in pratica da alcuni attori, formati appositamente per questa mostra.

“The Cleaner” è una grande retrospettiva che ripercorre le principali tappe della carriera dell’artista serba che, nel 1975 conosce Ulay, artista tedesco al quale è stata anche sentimentalmente legata per anni. Apre la mostra, proprio nel cortile di Palazzo Strozzi, il furgone Citroën in cui i due hanno vissuto gran parte della loro storia, che è anche un significativo simbolo della loro arte di quegli anni. Fu sempre con Ulay che Marina concepì una performance di coppia, Imponderabilia (1977), dove il pubblico era “costretto” a passare attraverso i loro corpi nudi come se fossero i battenti di una porta, ma anche The Lovers (1988) con cui segnano la fine della loro storia, quando si incontrarono al centro della Grande Muraglia cinese per lasciarsi.

Come spesso è accaduto nella sua carriera, le vicende personali, così come quelle balcane, hanno sempre lasciato il segno anche nella sua arte: infatti nel 1997 Marina vince il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia con l’opera “Balkan Baroque”, drammaticamente ispirata dalla querra in Bosnia. Ma forse la sua opera più rappresentativa, tanto da fare un po’ da manifesto della sua arte, è stata “The Artist is Present” nel 2010: quando al MOMA di New York, tempio mondiale dell’arte contemporanea (sono certo ne abbiate già sentito parlare) per oltre 700 ore in 3 mesi, l’artista stessa è rimasta immobile, seduta a fissare, occhi negli occhi, 1675 perfetti sconosciuti visitatori del museo, come chiaro intento di arrivare al pubblico attraverso una comunicazione energetica e spirituale. Come anticipato prima, all’interno della Mostra di Palazzo Strozzi, alcune delle sue storiche performance – cinque per esattezzasaranno riprodotte da dei perfomer in alcuni orari prestabiliti.

Ma qualunque dettaglio potrei rivelarvi qui, non sarebbe mai paragonabile alle emozioni che proverete scegliendo di immergervi totalmente nell’arte di Marina Abramović tra le storiche mura di Palazzo Strozzi, magari nel vostro prossimo soggiorno a Firenze.